venerdì 22 febbraio 2013


domenica 17 febbraio 2013

É sempre l'ora giusta per un tin gonic.

venerdì 18 gennaio 2013


domenica 6 gennaio 2013

Tempo

- (gli aerei) Fanno semplicemente risparmiare tempo. Se andassimo a Sapporo col treno ci metteremmo dodici ore
- E le ore che avanzano, dove vanno a finire?
- Le ore che avanzano? - chiesi, smettendo anch'io di mangiare e ordinando due caffè.
- Be', hai detto che risparmiamo dieci ore. Dove vanno a finire?
- Da nessuna parte. Le abbiamo in più per noi. Possiamo usarle come vogliamo, indifferentemente a Tokyo o a Sapporo. In dieci ore si possono vedere quattro film, fare due pasti. Non credi?
- E se non abbiamo voglia né di andare al cinema né di mangiare?
- Questo è un problema nostro. Non è colpa del tempo.



 Murakami Haruki - Nel segno della pecora

lunedì 24 dicembre 2012

L.M.

sabato 8 dicembre 2012

Più immediato di un'immagine

C'è quel modo di dire "bere per dimenticare" che non ho mai capito. Io bevendo al massimo mi addormento. Oppure, come oggi, ricordo. Un bicchiere con due dita di whisky scozzese, quella marca che non compravo da un po' e quella mia abitudine di assaggiare l'odore prima di bere. Che senso sottovalutato, l'olfatto. Più immediato di un'immagine, più istantaneo di un suono, quel profumo mi ha fatto ricordare una sera di alcuni mesi fa. E chi condivideva con me quella sera. Continuerò a bere quel whisky, però la prossima mi tratterò dall'odorarlo.

lunedì 26 novembre 2012

Balmorhea

lunedì 12 novembre 2012

Ci sono davvero poche cose a cui credo; poche di cui mi fidi. Amicizie, autorità, entità sono tutte sempre in discussione. Ma c'è una costante, una sola cosa su cui posso sempre contare e fidarmi ciecamente. Lui ci sarà sempre. Si farà sempre vivo nel momento del bisogno. Lui. Il brufolo pre-partenza.

mercoledì 7 novembre 2012

domenica 30 settembre 2012

Soprattutto stupore

Il disgusto misto a stupore che si prova nell'accorgersi quanto poco tempo ci serva per abituarci a nuove situazioni.

martedì 18 settembre 2012

Tin Hat Trio

Minuto 1:46 e 3:47

giovedì 30 agosto 2012

Il pianeta selvaggio

Da guardare possibilmente alle 4.35 del mattino

domenica 12 agosto 2012

giovedì 24 maggio 2012


mercoledì 7 marzo 2012

Tentando di aprire la contestazione via Paypal per l'obiettivo non ancora ricevuto e il cui codice di tracciabilità risulta ancora inesistente dopo due settimane e mezzo dal pagamento, mi imbatto in un "internal server error" sul sito di PP. Temo di aver contribuito al finanziamento occulto della campagna elettorale di Putin. Avranno pagato un "motivatore di elettore" con i miei dollari o uno "scrutinatore compiacente"? Ho paura. Come si dice "desaparecido" in russo?

sabato 24 dicembre 2011

lunedì 5 dicembre 2011

Il Sig. _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _

Com’era prevedibile non mi sono svegliata molto presto, e sono pronta per uscire solo alle 10.30. Penso di andare in centro, magari nella zona della Cattedrale. Ho caricato un Efke100 sulla Lubitel ed ho preso la MX in cui ho un Fomapan100. Cattivo tempo, minaccia di piovere, ma ci sono nuvole interessanti. Nel tragitto per andare in città passo davanti alla Palazzina Cinese; decido che “si, quasi quasi faccio due foto qui”. Entro dal cancello che c’è in fondo al parco, se così si può chiamare e mi imbatto nel degrado più assoluto. La cosa prima mi stupisce e poi intristisce Questo è uno di quei luoghi dove la domenica mattina vanno le famiglie coi bimbi e con le bicilcette. O almeno io ogni tanto ci andavo quando ero bambina, ma senza bicicletta. Complici il freddo e la pioggia ad intermittenza, il parco è praticamente deserto. Sono a mio agio e scatto con spensieratezza col 28mm sovrastato dal filtro arancio. Ci saranno un centinaio di riviste di auto abbandonante in un angolo. Evidentemnte avranno fatto qualche manifestazione alcuni giorni prima, e qualcuno le ha abbandonate lì. Questa notte ha piovuto parecchio e le pagine fradice si stanno ormai fondendo tra loro. Ne verrà fuori una sorta di scultura, un monumento alla noncuranza. Le pagine che son riuscite a sfuggire al molle abbraccio della pioggia, cercano di scappare da quel cimitero di carta; il vento va in loro soccorso, ma non basta. Per quanto ci provino disperatamente, restano vincolate alla loro precedente vita.




Vento. Un signore con un cagnolino. Avanzo per alcuni metri. Ci sono due banchetti di ferro e legno, che un tempo credo fossero quelli del venditore di zucchero filato. Ci giro intorno, li studio per capire se ha senso fotografarli e mi si avvicina un signore, piuttosto anziano e trasandato che è arrivato a bordo di una vespa vecchia e trasandata tanto quanto lui. Si avvicina ad uno dei banchetti e mi saluta con un buongiorno che suona tanto simile ad un "Io sono il proprietario di questi affari, non ti autorizzo a fotografarli". Rispondo al saluto e mi allontano con indifferenza e senza fretta, come se in effetti avessi deciso che non valeva la pena di fare foto. Mi avvicino alla palazzina. Dedico un paio di scatti a due costruzioni basse che si trovano sulla destra dell’edificio principale. Tornando sui miei passi per raggiungere l’auto, passo inevitabilmente davanti a quel vecchietto che armeggiava sui banchetti "signorina, ma che voleva fare una foto?" "uhm..si" "faccia pure". Lo ringrazio e mi riavvicino al più grande dei due banchetti. Solo che adesso non mi attira più. Forse ho anche fatto finta di scattare o ho scattato davvero una foto, giusto perché non voglio sprecare la sua disponibiltà. Il tizio, un signore molto modesto, inizia a raccontarmi della sua vita; del fatto che sta smontando i banchetti perché il comune non vuole che stiano lì, e del fatto che anni fa lui gestiva un trenino situato poco più avanti nel parco., una semplice giostra, che poi gli è stata sequestrata. Poi mi racconta che praticamente non ha più una casa, perché la moglie (una donna che ha sposato dopo tanti anni di convivenza) appena ha potuto si è impossessata dell’immobile, cacciandolo. Che l'hanno mandato via dal posto dov'era in affitto perché volevano vendere il magazzino e lui non era ovviamente in grado di comprarlo dal momento che chiedevano una cifra oggettivamente fuori mercato. E poi altri aneddoti vari, tanti.. uno dietro l’altro, senza prendere fiato. Per quanta amarezza ci fosse, non ho visto rabbia ma nemmeno rassegnazione nelle sue parole. Mi tiene a parlare pure sotto la pioggia. “signorina, non la voglio trattenere qui, che sta per piovere” e poi comincia subito con un altro racconto. La tettoia di uno dei baracchini in parte mi ripara dalla pioggia. Quando ormai è diventata troppo intensa, lo saluto, gli do la mano presentandomi, lui mi risponde dicendomi il suo cognome, ma non sono sicura averlo capito. Quando mi parlava, mi guardava negli occhi, ma quando ha ricambiato il saluto ed ha biascicato il suo cognome, ha guardato in basso. Corro verso la macchina. Ora sta ufficialmente piovendo. Asciugo le macchine fotografiche e le lenti degli occhiali. Sono circa le 12 e decido di tornare a casa, ho da cucinare il ragù. Mi immetto in strada, piove con una certa costanza adesso. Ripasso davanti alla Casina Cinese, e quel signore è ancora lì che tenta di smantellare una delle poche cose che ancora gli sono rimaste.








martedì 29 novembre 2011

Il rumore dei tasti della fisarmonica.

domenica 20 novembre 2011

t.v.

Penso quadrato ed in bianco e nero. In pratica sono un televisore del 1958.

domenica 16 ottobre 2011

Il papa sulla pedana volante, come "Ritorno al futuro"